Periodo neolitico

Il periodo neolitico è l’ultimo periodo dell’età della pietra, caratterizzato dall’uso della pietra levigata, durante il quale l’uomo vive già in capanne, specificamente su palafitte, e inizia l’agricoltura e l’allevamento degli animali (cani, cavalli, bovini e ovini).

Si possono distinguere 4 grandi età, articolate al proprio interno in svariate fasi e sottofasi e queste a loro volta in numerose “culture”, ossia facies archeologiche: N. antico (7000-5500 a.C.), N. medio (5500-4700 a.C.), N. pieno (4700-4200 a.C.), N. recente (4200-3500 a.C.).

Lungo le coste del mar Mediterraneo si ebbe una rapida diffusione della cultura neolitica (agricoltura e allevamento, ceramica), che ha fatto supporre una colonizzazione da oriente su rotte commerciali marittime già conosciute. La cultura della ceramica impressa si diffuse nella prima metà del VI millennio a.C. dalle coste occidentali della penisola balcanica verso le coste adriatiche dell’Italia meridionale, espandendosi fino alla Sicilia e lungo le coste tirreniche. In Italia meridionale la cultura neolitica della ceramica impressa si diffuse, tra la seconda metà del VI millennio a.C. e gli inizi del V, soprattutto nella regione del Tavoliere e nella valle dell’Ofanto, in Puglia, e in Basilicata, da dove si diffuse verso nord e verso l’interno e la costa tirrenica.

Sono presenti insediamenti all’aperto lungo le coste e le valli dei fiumi ed è attestata un’economia basata sulla cerealicoltura e sull’allevamento, integrata dallo sfruttamento delle risorse spontanee.

Età del bronzo

L’uomo dell’età del Bronzo vissuto tra il 2000 e il 900 a.C. occupò gli stessi luoghi in cui si erano insediati i suoi predecessori, intorno alla collina e in riva al fiume Tusciano. Alle pendici della collina del Castelluccio si sono evidenziati fossi di grandezza variabile per l’inserzione di pali lignei che sorreggevano le capanne dell’uomo primitivo. In occasione dello scavo alle falde del “Castelluccio” si sono rinvenute due fosse importanti per la ricostruzione della vita quotidiana dell’uomo vissuto a quell’epoca. La prima databile tra la fine del Bronzo Antico e l’inizio del Bronzo Medio conteneva reperti ceramici ed ossa carbonizzate di animali, suini e bovini. Si trattava forse di una fossa di scarico usata per contenere oggetti inutilizzabili ed avanzi di pasto. La seconda fossa, ha restituito lo scheletro di un uomo, di età compresa tra i 45 e i 50 anni. Su alcune zone sono evidenti segni di bruciature dovute al contatto con sostanze molto calde – quasi certamente si trattava di liquidi – mentre gli arti inferiori, completamente bruciati e ridotti in frammenti, indicano una esposizione a temperature molto più alte. Tali osservazioni mostrano chiaramente il disprezzo con cui la salma è stata trattata: il soggetto fu ucciso mediante un violento colpo infertogli sul capo, il suo corpo poi bruciato, buttato nella fossa ed infine ricoperto di ceramiche, terra e pietre. costituiva forse una deposizione rituale propiziatoria per la vita del villaggio.

Gli uomini dell’età del Bronzo si dedicavano all’agricoltura e all’allevamento; essi incominciarono a terrazzare i pendii collinari ampliando le zone sfruttabili per l’agricoltura. Nel nostro territorio si coltivavano soprattutto orzo, grano, vari tipi di legumi e probabilmente anche l’olivo; inoltre essi si dedicavano anche alla raccolta di bacche e frutti spontanei. La caccia veniva praticata solo occasionalmente e non tanto per procurare cibo, ma piuttosto come difesa personale e delle coltivazioni. Essi producevano ceramica di impasto (argilla mista a sabbia) scura e molto sottile, decorata da incisioni a freddo riproducenti motivi geometrici riempiti da puntini. Negli insediamenti databili a quest’epoca, rinvenuti a Eboli e a Pontecagnano, si sono evidenziati vasi e oggetti micenei che testimoniano le relazioni che intercorrevano tra queste genti e le comunità dell’area stanziatesi in Grecia, a Cipro e nella Penisola Anatolica. All’inizio del IX secolo a. C. la Piana Picentina, ossia il territorio intorno a Pontecagnano, è   interessata dall’arrivo di comunità agricole che qui trovano un ambiente ospitale e ricco di acque.

Dalle necropoli individuate si può dedurre il loro costume funerario: essi incenerivano i loro morti e ne deponevano le ceneri in urne a differenza delle genti della Campania antica che inumavano i defunti. Dai corredi tombali sappiamo che queste popolazioni erano di cultura Villanoviana. Queste popolazioni arrivarono in Campania alla ricerca di terre da coltivare e si insediarono a Capua, Pontecagnano ed a Sala Consilina. Esse sono considerate dagli studiosi i progenitori degli Etruschi, perché è nelle zone in cui vi sono tracce della Cultura Villanoviana che si sviluppa la civiltà dell’Etruria. L’unica traccia archeologica rinvenuta in territorio battipagliese nel periodo di passaggio tra l’Età del Ferro e il periodo Orientalizzante, tra la fine dei secoli VIII e VII secolo a. C. è costituita dalla fondazione in località Arenosola, di un insediamento sito in quell’importante punto di passaggio verso la Pianura Pestana.

Fonti:

Alla ricerca di un patrimonio nascosto. Marianna Mastrangelo

Notizie rilevate dai pannelli esplicativi esposti nel Museo Archeologico Nazionale di Eboli.