Ville romane

Lungo il tratto di costa tra il Tusciano e il Sele scavi archeologici hanno riportato alla luce resti di tre ville romane la cui attività ricopre l’arco cronologico che va dal I al III sec.a. C., la prima di questa sorgeva sulla riva sinistra del Tusciano nei pressi della foce, procedendo verso sud, in località Spineta si situava la seconda mentre la terza si elevava poco distante in località Campolongo. La posizione di queste ville rustiche appare strategica, in quanto si situavano lungo un’importante direttrice dei traffici terrestri costituita dalla via litoranea che collegava Salerno a Paestum, per cui non è inverosimile supporre che la produzione di tali organismi andasse ad incrementare i mercati urbani. Un’ulteriore elemento di conferma a questa ipotesi potrebbe venire considerando la presenza di altre ville poste lungo questa via risalendo da Nord, più precisamente gli insediamenti in prossimità del Picentino, dove è attestato anche un porto, e di Torre Angellara, quest’ultimo operante nel medesimo arco temporale delle ville situate tra Tusciano e Sele. La villa di località Spineta venuta alla luce nel 2007 durante i lavori per la costruzione di un canale costituisce parte di un complesso termale probabilmente relativo alla villa. Lo scavo ha rilevato cunicoli e pilastrini in cotto che costituivano le “suspensurae” funzionali al sistema di riscaldamento degli ambienti termali che avveniva con il metodo dell’hypocaustum (circolazione di aria calda entro cavità poste nel pavimento e nelle pareti del luogo da riscaldare). Procedendo verso l’interno del territorio, in prossimità del cimitero di Battipaglia sopravvivono i resti di un’altra villa romana il cui ambito cronologico è possibile ipotizzare si estendesse da I sec. a.C. al III sec. d. C., in base alla ceramica affiorante dal terreno. Un pavimento in cocciopesto, pilastrini di laterizi e una zona di sepoltura poco distante, più volte violata dai tombaroli, costituiscono l’estremo relitto di quello che dovette essere un fiorente insediamento. Sarebbe auspicabile un’esplorazione archeologica, tesa a chiarire le fasi di insediamento e di utilizzo della villa, che costituisce una delle tracce più importanti della presenza romana nel territorio di Battipaglia. Data la sua posizione la villa appare come punto di raccordo produttivo tra le colture impiantate sulla collina (in prevalenza probabilmente oliveti e vigneti) e quelle impiantate nella pianura (cereali). Tali insediamenti assolvono al ruolo di ville “rustiche” poste a controllo della produzione agricola e ad avamposti strategici situati lungo un’importante via commerciale che portava da Salernum a Paestum, ma anche a di Ville di “otium”, residenze attestate lungo il litorale campano e laziale situate in luoghi ameni e salubri dove i ricchi Romani trovavano ristoro e riposo lontani dalla frenetica vita cittadina. Questo tipo di insediamento si presentava con una pars dominica (zona residenziale, destinata al dominus e alla sua famiglia) che comprendeva stanze destinate al riposo, al banchetto e le terme private e la pars rustica (zona destinata alla servitù, ai lavoratori dell’azienda, alla trasformazione dei prodotti agricoli, ai magazzini e ai ricoveri degli animali).

Località Scandalana

In località Scandalana nelle vicinanze del Tusciano fu rinvenuto un tesoretto costituito da monete datate tra il 211 e il 208 a.C., probabilmente da porre in relazione con un evento che dovette allarmare un abitante della zona, spingedolo a nascondere una parte dei suoi averi nel timore di eventuali saccheggi. La sopravvenuta morte dovette impedirgli di recuperare quanto aveva cercato di preservare. Nelle vicinanze di questo ripostiglio monetale sono state scoperte anche due iscrizioni, poste sullo stesso frammento di lapide, rinvenuto durante i lavori per la costruzione della strada che conduceva a Paestum ed attraversava la Piana di Battipaglia verso Scandalana, intorno al 1823. Le epigrafi furono realizzate in due tempi diversi, nella prima si legge …. BONO REI PUB (LICAE NATUS (sive  NATI)….. ) e la si attribuisce al IV secolo, inoltre visto che queste parole si ritrovano spesso sui miliari dello stesso periodo, è probabile che tale dovesse essere la funzione della lapide prima di venire riutilizzata in un sepolcro. La seconda iscrizione, una lapide funeraria, ci lascia soltanto una serie di nomi.

Fonti:

“Attraversando la Piana”. Dinamiche insediative tra il Tusciano e il Sele dagli Etruschi ai Longobardi. Alessandro Di Muro – Barbara Visentin.

Note di Marianna Mastrangelo